Home La Casa dei Risvegli

PostHeaderIcon La Casa dei Risvegli

 

Il progetto

Promuovere la costruzione e la successiva gestione ed operatività a Pordenone, di una struttura di riabilitazione, un centro ospedaliero, per persone in stato vegetativo o post vegetativo, a seguito di grave lesione cerebrale acquisita: la “Casa dei Risvegli”!

Il modello di riferimento

La Casa dei Risvegli Luca De Nigris di Bologna www.casadeirisvegli.it e il suo Centro Studi per la Ricerca sul Coma, che si trovano nel comprensorio dell'ospedale di Bellaria. Una struttura pubblica della rete ospedaliera della AUSL di Bologna che attua una sperimentazione regionale di collaborazione fra la stessa AUSL e la locale Associazione di volontariato ONLUS "Gli Amici di Luca".  Tale struttura, nasce come progetto nel 1998 dall'incontro fra  l'Associazione e l'AUSL, ed è attiva dal marzo 2005 e assiste numerosi pazienti all'anno fra i quali diversi necessitano di assistenza ospedaliera  protratta.
Attività e scopi della Casa dei Risvegli

L'attività della Casa dei Risvegli avviene in collaborazione fra la struttura sanitaria e l’associazione di volontariato, deve essere supportata dal Comune e altre Istituzioni,  soggetti, pubblici e privati.
Scopi:

-realizzare un percorso assistenziale   specifico;

-assicurare un adeguato livello di osservazione, cura e riabilitazione del paziente;

-aiutare le famiglie nella fase post-acuta  riabilitativa nei suoi vari aspetti critici;

-sperimentare l'integrazione fra  Azienda Sanitaria e Associazione di   Volontariato nei processi di assistenza,  riabilitazione e ricerca;

-sperimentare un nuovo tipo di ambiente non tradizionalmente ospedaliero per permanenze prolungate.

Il modello di assistenza valorizza il ruolo centrale della famiglia e la possibilità di una convivenza continuativa dei familiari con un ruolo attivo e consapevole, permette di mantenere la relazione, i ritmi e riti della vita quotidiana.
La collaborazione operativa fra l'Azienda Sanitaria Locale e l'Associazione di volontariato consente la presenza di diverse figure professionali, non solo sanitarie, e di volontari organizzati e quindi una flessibilità della riabilitazione che non potrebbe esistere in una struttura tradizionalmente ospedaliera.